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Come si informano i giovani? Dai podcast alle newsletter, passando per app, social e video

Come si informano i giovani? Dai podcast alle newsletter, passando per app, social e video

Che i giovani non s’informino è più un luogo comune che una realtà. O almeno è ciò che risulta dal report ‘La parentesi dei Millennials’ realizzato dagli studenti della scuola di giornalismo Walter Tobagi di Milano.Certo è che non vanno in edicola ogni mattina a prendere il giornale, che poi sfoglieranno sulla metropolitana o nelle pause caffè. S’informano, ma in modo diverso. Ragazzi dai 18 ai 35 anni, cresciuti a suon di smartphone, internet e app.

Proprio quelle sono le nuove strade del giornalismo, quelle che gli altrettanto giovani praticanti e futuri giornalisti devono studiare e imparare a utilizzare per intercettare il nuovo pubblico dei loro coetanei. Sono stati analizzati fenomeni tanto antichi quanto nuovi, perché sfruttano le potenzialità di internet: dai podcast alle newsletter (decisamente tornate di moda), fino all’approfondimento. Anche per il long-form journalism c’è spazio nel mondo digitale. Da non dimenticare i giganti del web: i social network e i video.

I primi sono armi a doppio taglio per l’informazione (da maneggiare con cura, come ha ben capito Fanpage ad esempio). I secondi sono un mondo da esplorare (anche perché una delle forme di guadagno più certe sul World Wide Web). L’idea di studiare l’approccio verso l’informazione dei Millennials nasce dall’incontro dei trenta ragazzi della Walter Tobagi con il vice-direttore del Corriere, Daniele Manca. Lui ci mette l’esperienza, loro la vicinanza anagrafica: il risultato è una pubblicazione che comprende diciassette articoli scritti a quattro mani e divisi in cinque sezioni tematiche. Per ogni sezione, una foto - idea, scatto e pose sempre “made in Tobagi” - corredata da un titolo: giovane, fresco, che parla ai Millennials. Tanto vicini quanto sconosciuti.

Ecco le cinque sezioni di cui si compone la ricerca:

1) ‘Basta giornali e tv: adesso scelgo io’. Le nuove strade del giornalismo online. Dall’utilizzo di newsletter alla rivoluzione della radio tramite podcast, fino ai siti che si dedicano esclusivamente all’approfondimento.

2) ‘Tocca, scorri, guarda’. I nuovi strumenti per la fruizione di notizie. L’esempio dell’Apple Watch, il predominio del formato verticale (e dello smartphone) e le App dedicate all’informazione.

3) ‘Videonews, come tu mi vuoi’. Le nuove frontiere del video-journalism: come sfruttare la piattaforma YouTube, i modelli di videonews e il caso di ReutersTv che produce telegiornali su misura.

4) ‘Mi fido di te, anke se nn so ki 6′. Il valore aggiunto dei social network: il successo degli User Generated Content tra i giovani, il seguito dei live tweetting, le nuove agenzie di stampa che viaggiano su piattaforme come Facebook, le testate che hanno vinto la scommessa (Fanpage e il Post).

5) ‘Faber notitiae tuae’. Il giornalismo ‘fai da te’, dove si raccontano le app che permettono ai nativi digitali di crearsi una testata, il mondo delle riviste universitarie e le esperienze di Gonzo Journalism, il giornalismo immersivo.

 

Articolo a firma di Michela Rovelli - Fonte: primacomunicazione.it

 

 

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