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Mettere insieme idee e passioni: ecco la formula rock dei Negrita

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Venti anni di musica non sono pochi. Soprattutto per una rock band italiana. Venti anni in cui i Negrita ne hanno viste di tutti i colori, hanno suonato su ogni palcoscenico, hanno conquistato il loro pubblico e anche una buona dose di successo. "Tirare le somme?", ci dice Pau, il cantante, "ci sentiamo molto cambiati, abbiamo fatto cose giuste e alcune le abbiamo toppate, ma è normale. L'importante è esserci ancora".

Dannato vivere, il loro nuovo album uscito qualche settimana fa già domina le classifiche a conferma del fatto che la tenacia, la testardaggine dei Negrita nel fare rock nel nostro paese, alla fine ha pagato: "Noi abbiamo resistito perché abbiamo saputo cambiare e, perché no, migliorarci". E sono cresciuti davvero. Il rock è l'universo di riferimento generale ma la loro musica, come dimostra Dannato vivere, ha un orizzonte più ampio e ricco: "Siamo partiti con l'idea utopica di fare del rock in Italia, un obbiettivo bello e romantico, farlo diversamente dai cantautori, essere una band.

Adesso con un po' più di esperienza abbiamo imparato a parlare non dico una lingua ma uno slang diverso, con il nostro linguaggio vogliamo permetterci di attraversare indenni una canzone d'amore. Roba che comunque emozioni prima noi e poi anche la gente che ci ascolta". E' questo il segreto della vostra longevità? "Segreti non ce ne sono, nemmeno formule certe", dice ancora Pau, "forse per noi è stato importante restare in provincia, da qui il mondo si vede con un'altra prospettiva, hai sempre il piede sull'uscio di casa e le mutande pronte in valigia...".

Sicuramente i Negrita hanno seguìto la strada che aveva indicato il loro cuore quando erano ragazzi, quando sognavano "di fare la band più fica dell'universo", come ricorda il cantante, "e abbiamo in qualche modo mantenuto questa lucida incoscienza. Quando poi questo diventa la tua vita, non è che te ne accorgi, che razionalizzi, è una cosa che ti travolge e ti porta via e ogni giorno c'è una novità. Ma non abbiamo mai perso la testa, perché abbiamo fatto sempre un gradino alla volta, non abbiamo mai preso l'ascensore verso il tetto, e questo per noi è stato un bene".

Il nuovo album, come del resto già il precedente, vive in bilico tra le due anime del gruppo, quella ribelle e rock'n'roll, quella romantica e libertaria, un suono "indie" e mainstream allo stesso tempo che è diventato il marchio, lo stile, della band toscana. E questo stare in mezzo, fare le cose a modo loro, in fin dei conti non li ha mai aiutati, perché non erano mai definitivamente rock o pop, non rispondevano ad una categoria precisa in un paese dove avere un etichetta sembra sempre importante. "E' vero, fare le cose come piaceva a noi non ci ha aiutato, ma ci ha anche permesso di restare noi stessi".

E questa indipendenza consente alla band di rappresentare al meglio anche il sentimento di questi tempi, l'indignazione contro un modo di gestire il mondo che ai Negrita, come agli "indignados" non piace: "Ci piace essere in sintonia con certi sentimenti che si sono manifestati in questi mesi, i tempi sono maturi per un cambiamento, ci sembra inevitabile, è un vento trasversale che colpisce tutta la società". Chissà se i Negrita hanno nostalgia di quando erano considerati "i piccoli Rolling Stones" italiani..."No, nessuna nostalgia", dice Pau, "era inevitabile una simile etichetta, visto che il nome della band veniva dagli Stones. Ma non abbiamo mai suonato una musica simile, abbiamo sempre mescolato tante cose, il blues, il funk, la musica latina, il crossover, la canzone, siamo dei figli degli anni Novanta.

Con Dannato vivere abbiamo voluto riscoprire il rock degli anni Ottanta, trent'anni dopo e a modo nostro. I riferimenti sono ai Police, ai Clash, il reggae bianco, i sintetizzatori usati al posto delle orchestre, ma anche la nostra memoria personale, quando io e Cesare andavamo ad Arezzo e vedevamo i Litfiba, noi eravamo i fratellini piccoli, gli sbarbatelli, ma tutto era possibile. Sono passati trent'anni e siamo ancora innamorati della musica. Abbiamo usato sempre prima lo stomaco della testa, e per questo che ci possiamo annoverare tra i rockers anche quando facciamo pop. Non assomigliamo a nessuno, ci piace essere i Negrita".

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