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Back Cultura Un Libro per Amico PERLE DI LIBRI: MARCHESA COLOMBI di Loredana Simonetti.

PERLE DI LIBRI: MARCHESA COLOMBI di Loredana Simonetti.

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Per quest’estate sono andata alla ricerca di libri “vecchi”, ma di straordinaria attualità, che editori coraggiosi hanno voluto ristampare per non farli dimenticare. Il modo migliore per ringraziarli di questo passo generoso è quello di leggerli. Siamo, in ogni caso, in vacanza e sarà mia cura scegliere delle letture sempre gradevoli e appassionanti e, per gli affezionati del libro di carta, anche comodi da portare con sé.

Per tutta l’estate, quindi, sarà mio piacere scoprire “perle di libri”, facili da recuperare e al prezzo di pochi euro.

Marchesa Colombi, pseudonimo di Maria Antonietta Torriani, firmava con questo nome le collaborazioni alle riviste come opinionista. Era una scrittrice ottocentesca, attenta alle descrizioni degli ambienti che ospitano le grigie vicende umane “in un grato tepore”, come afferma Natalie Ginzburg.

 

“Un matrimonio in provincia” (Einaudi, 2009, pp. 105, € 9,00), è un quadro d’altri tempi, in cui ogni pennellata è un’espressione della vita femminile, quando nascere donne significava: non studiare, perché non serviva, non avere passioni, perché una ragazza di buona famiglia non doveva averne e attendere una proposta di matrimonio, senza invecchiare troppo, perché dopo i 25 anni le donne erano considerate “zitellone”. Potevano le giovani ragazze misurare la loro autostima? Come vivevano la loro sessualità secretata? Che se ne facevano delle aspirazioni di vita nascoste, in quel piccolo mondo antico, senza porte per fuggire?

E soprattutto: chi e che cosa ha stabilito che il maschio poteva volare e alla femmina bisognava tagliare le ali? La vita biologica di chi è in grado di accogliere la maternità già traccia un’inappuntabile linea di separazione tra un uomo e una donna, ma oltre a queste considerazioni, le società hanno stabilito ruoli senza curarsi troppo delle aspirazioni che le donne desideravano realizzare. In molti paesi del mondo è ancora così e peggio di così!

Eppure il piccolo libro di Marchesa Colombi, con le sue impressioni remote, non è un libro banale, ma vive nella zona delle memorie e degli affetti. Si avvicendono sguardi indiscreti e rossori in viso, pochi dialoghi fra i personaggi, molte le intese tra loro tra occhiate e piccoli gesti. Si vive il libro attraverso gli stati d’animo descritti dall’autrice, con un linguaggio leggero e delicato ed espressioni di scrittura da ritrovare nelle memorie familiari.

Le sedie della casa sono “punto antiche né belle, vecchie soltanto”; l’attesa di un incontro era sentita “con quella gran nuova in petto”; sentirsi bella era un’espressione di superbia e come tale, doveva essere confessato al prete e “allora, riservandomi di confessare poi tutto insieme e di farmi assolvere in blocco, mi abbandonai alla gioia colpevole di pensare che ero bella”; uno sguardo più profondo ed esitante dava luogo a sogni e interpretazioni che si ossigenavano “in quella casa brutta con quelle abitudini laboriose e casalinghe”.

Nella naturalezza della narrazione di questa modernissima storia ottocentesca si affacciano alcune parole antiche e ritrovarne il significato è stato un gioco bellissimo.

Turchinettare una veste, permetteva, con una modesta quantità di turchino, di dare alla biancheria una leggerissima sfumatura azzurrognola e disfare un ritreppio alla gonnella, significava allungarla, smontando l’orlo. Infine, indossare il goletto di pelliccia, cioè una fascia rigida per il collo, fissata con una fibbia, era un segno di eleganza e distinzione.

Una trama attuale con un finale sottile, parole ed espressioni da salvare, magari da riporre solo in soffitta, il tutto in un connubio intenso che coinvolgerà i lettori, fino all’ultima parola.

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