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Lazio, ben 35 i clan della 'ndrangheta che controllano il territorio, dato illustrato nel rapporto "Mafie nel Lazio"

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(foto di Giovanni Grauso)L'Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio in collaborazione con la Fondazione Libera informazione ha redatto il Rapporto "Mafie nel Lazio". Nel rapporto illustrato presso la sala del Capranichetta a Piazza Montecitorio a Roma sono censiti ben 88 clan mafiosi che occupano tutto il territorio regionale. Nel 2008 ne vennero censito 60 Quindi negli ultimi anni la geografia criminale laziale si è arricchita di nuovi protagonisti. Degli 88 clan mafiosi i più numerosi sono i clan appartenenti alla 'ndrangheta, ben 35, che si conferma essere anche nel Lazio, l'organizzazione criminale più potente e più organizzata. Segue la Camorra con 29 clan, 16 sono riconducibili alla mafia siciliana, 2 alla Sacra Corona e 6 sono, invece, laziali in senso stretto cioè nativi del posto.

I dati sono il resoconto di numerose attività di indagine e di inchieste portate avanti dalle forze dell'ordine e dalla magistratura nel corso degli ultimi decenni, con una storicizzazione dell'insediamento progressivo della criminalità nella Capitale e nella regione. Roma Capitale come tutto il Lazio è terra di conquista per le mafie ed è luogo dove riciclare il denaro sporco. La criminalità tende ad entrare nel mondo economico e produttivo condizionandone una percentuale sempre più ampia ed in crescita sfruttando anche la forte crisi dell'apparato produttivo a corto di liquidità, mentre le organizzazioni criminali hanno il problema inverso, come investire e ripulire l'enorme liquidità disponibile, frutto essenzialmente e principalmente del controllo del mercato della droga, che rimane sempre l'affare più lucroso e fruttifero.

Basti accennare ai frequenti e clamorosi sequestri di attività commerciali e di beni attuati nei mesi scorsi nel centro storico di Roma. Ma i risultati raggiunti dalle forze dell'ordine rappresentano solo la punta dell'iceberg e l'economia criminale sempre più forte si mescola sempre più nell'intero apparato produttivo rendendo sempre più labile il confine fra economia criminale ed economia non criminale sovvertendo qualsiasi regola economica ed inquinando sempre più un tessuto nazionale che rende l'Italia un paese sempre più corrotto e sempre in declino. Redazione

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