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20 NOVEMBRE: GIORNATA ONU PER I DIRITTI DELL’INFANZIA

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ANCHE I BAMBINI DISABILI E ABBANDONATI HANNO DIRITTO A VIVERE E CRESCERE IN FAMIGLIA

A ricordarlo e a ribadirlo è Casa al Plurale, l’Associazione che riunisce e rappresenta le case famiglia per persone con disabilità a Roma e nel Lazio, in occasione della “Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, che ricorre domani e che celebra il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la “Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, ovvero il documento che enuncia, per la prima volta, i diritti fondamentali da riconoscere e garantire a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo.

Accogliere bambini disabili gravi in una casa famiglia - dove l’affettività, l’intimità, le cure personalissime da parte di operatori professionali creano quell’ “aria di casa” evidenziata anche dalle Convenzioni internazionali - è possibile e auspicabile: lo dimostra l’esperienza ventennale della Cooperativa “L’Accoglienza onlus” (www.coopaccoglienza.it ), una delle 54 realtà di “Casa al Plurale” e che gestisce 3 case famiglia socio-assistenzali per minori con disabilità e in stato di abbandono.

 

L’Accoglienza onlus, in oltre 20 anni di attività, a partire dall’esperienza di “Casa Betania”, ha ospitato 19 minori affetti da grave disabilità e oggi ospita nelle 3 case famiglia 13 bambini e ragazzi. Grazie al lavoro costante con gli enti pubblici preposti (Tribunale per i minorenni, Servizi sociali, ufficio tutele e Asl) è stato possibile, infatti, dare una casa a questi bambini e ragazzi. Si tratta di minori non riconosciuti alla nascita o con situazioni familiari molto fragili che presentano patologie fisiche o mentali gravi e spesso, una volta dimessi dall’ospedale, hanno un’aspettativa di vita molto bassa. Tuttavia, siamo di fronte a situazioni che possono essere gestite in un contesto familiare, senza la necessità di una assistenza sanitaria continua: se questi minori avessero avuto la possibilità di una famiglia, a loro avrebbero provveduto i genitori.

L’accoglienza in casa famiglia, una struttura residenziale simile a una qualsiasi casa, risulta essere, per la sua peculiarità, assimilabile ad un’esperienza riabilitativa. L’esperienza è rafforzata dal risvolto positivo che un ambiente familiare, tipico della casa famiglia, è in grado di esercitare sul processo educativo e psicologico del bambino con disagio da deprivazione affettiva in generale e, in particolare, sul bambino gravemente disabile”, spiega il Dr. Paolo Mariotti, Specialista in Neuropsichiatria infantile e in Neurologia del Policlinico Universitario "Gemelli”.

Sulla scorta dei dati dell’indagine promossa nel 2010 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’infanzia e l’adolescenza, si può calcolare che i bambini e gli adolescenti con disabilità di varia natura, posti fuori dalla famiglia di origine, sarebbero circa 4.020 in Italia e 243 nel Lazio.

Ma nel panorama nazionale esistono pochissime realtà in grado di accogliere minori con grave disabilità come fa nella regione Lazio l’Accoglienza onlus: a volte, questi bambini restano in ospedale per mesi e mesi, anche se potrebbero essere dimessi, con ripercussioni negative sia sugli stessi bambini sia sulle finanze pubbliche, dati i costi di ricovero ospedalieri molto più elevati rispetto a quelli delle case famiglia socio-assistenziali.

Proponiamo l’istituzione di un tavolo di lavoro con il coinvolgimento dei referenti istituzionali – dichiara Marco Bellavitis, responsabile della Accoglienza onlus e Consigliere dell’Associazione Casa al Plurale - . Dopo oltre vent’anni di attività, la Cooperativa l’Accoglienza onlus desidera promuovere, con l’adozione di un documento concertato con le ASL della Regione Lazio e l’ufficio tutele del Comune di Roma, una riflessione metodologica e scientifica che possa essere utile ad elaborare ed integrare la normativa della regione Lazio in materia, affinché il diritto dei bambini disabili a vivere in contesti familiari possa trovare sempre maggiore attuazione”.

Si unisce all'appello di Casa al Plurale anche FISH - la Federazione Italiana per il Superamento dell’handicap - : “La strategia europea 2010-2020 indica, fra le priorità da realizzare, la transizione dalle istituzioni segreganti in alloggi sociali all'interno della comunità. Un impegno fondamentale per avviare con forza strategie di inclusione effettiva nella società - spiega Dino Barlaam, Presidente della Fish Lazio - . I bambini hanno bisogno di attenzione adeguata in ambienti normali, è questo l'obiettivo principale, le case famiglia possono rappresentare un momento di riconoscimento della loro dignità per poter sperare in una famiglia e ad una reale inclusione”.

La Redazione

 



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